GLI STATI GENERALI - IL VELENO NELLA CODA

Recensione di: Il veleno nella coda
16.10.2021
Chiedimi chi era mio padre, ma sappi che non mi vergonerò di dirti che era uno stronzo. E chiedimi anche, prima, chi sono io, ma sappi che non avrò paura di passare per pazzo, depresso, mitomane, erotomane, o per consentire a te di pensare che sono tutto questo, e anche peggio. Se non capirai che lo sforzo di “nudità” è per il bene di tutti, a cominciare dal mio, tanto peggio per te.

È questo quel che ti resta in testa, come paradosso conclusivo, dopo aver finito di leggere le seicento pagine abbondanti che compongono “il veleno nella coda”, opera narrativa prima ambiziosa fino alla sfacciataggine e anche per questo magicamente riuscita. A firmarlo è Francesco Mazza, amico e collaboratore de Gli Stati Generali, e a pubblicarlo è Laurana, che è anche il mio editore. Si potrebbe pensare che non è facile essere oggettivi, ma in fondo questo è un libro sull’impossibilità della verità per chi scrive di sè: e quindi ogni peccato di assenza di distanza non può che essere perdonato al recensore, se è già stato perdonato allo scrittore.

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Il veleno nella coda

Il veleno nella coda

di Francesco Mazza

editore: Laurana Editore

pagine: 616

Un padre, un figlio, un doppio regolamento di conti. Un figlio decide di scrivere un libro per regolare i conti con il padre – un padre che è una specie di «Re Mida al contrario». Ma proprio nei giorni in cui finisce di scriverlo, il padre si suicida. E lascia un memoriale: con il quale fa, a sua volta, i conti con tutta la propria vita. E che cosa è la vita, per questo padre e questo figlio? È l’inseguimento del più potente, del più pericoloso, del più letale dei seduttori: il successo. «Ero famoso», scrive il figlio a un certo punto. «Sarebbe durato pochissimo e il risveglio sarebbe stato brutale». Ma se il figlio ha la forza di tentare, di riuscire, di cadere e poi di rialzarsi, il padre a un certo punto no, non ce la fa più. In questo libro, cara lettrice, caro lettore, trovi tutto: il racconto del figlio e il racconto del padre. Entrambi sono pieni di avventure, di intelligenza, di sentimenti fortissimi, di odio e di amore, di ambizione e delusione. E ci troverai il doppio ritratto di un’Italia gaudente e disperata. Tu, vedrai, non saprai decidere: non saprai deciderti. La doppia immagine di questo padre, di questa Italia, di queste vite, ti resterà appiccicata addosso. Forse per sempre. Giulio Mozzi
19,50

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