CONVENZIONALI - IL VELENO NELLA CODA

Recensione di: Il veleno nella coda
01.06.2021
Erano anni che cercavo di ottenere un programma mio. A volte mi ero pure illuso di essere arrivato a un passo dalla meta. Quante riunioni con dirigenti vari che, dopo aver visionato le mie proposte, dicevano di trovarle “molto interessanti” o “decisamente valide”, promettendo di “farsi sentire al più presto”. Peccato che poi nessuno richiamava, e quando richiamavo io il ritornello era sempre lo stesso: “Non ci sono soldi, non ci sono soldi!”, ripetuto all’infinito, come un mantra. Ora si profilava la possibilità di averne uno a ventotto anni, che in Italia, dove la gioventù viene considerata come una colpa da espiare, è l’equivalente dell’età prepuberale. Una possibilità tutt’altro che frequente, ma tanto per cambiare io non c’entravo nulla: non dipendeva in alcun modo dalle mie capacità e non avevo fatto nulla per meritarla. E poi c’era Angelina. La sua voglia di apparire era inversamente proporzionale al suo talento di conduttrice. Non sapeva mettere cinque parole in fila senza impappinarsi. E quell’insopportabile accento del nord, quelle vocali aperte come le cosce di una pornostar in una scena di gangbang. Però. Però c’erano anche dei lati positivi. Se un domani Striscia fosse finito, io sarei rimasto tagliato fuori da tutto il sistema. In un Paese basato solo sulle relazioni, io non avevo nessuna relazione, nessuna conoscenza; ero nella stessa situazione in cui mi ero ritrovato quando avevano cancellato Mosquito.
[...]

Questa brillantissima prosa indaga la miseria della vita umana con tenera e sapida ironia.

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Il veleno nella coda

Il veleno nella coda

di Francesco Mazza

editore: Laurana Editore

pagine: 616

Un padre, un figlio, un doppio regolamento di conti. Un figlio decide di scrivere un libro per regolare i conti con il padre – un padre che è una specie di «Re Mida al contrario». Ma proprio nei giorni in cui finisce di scriverlo, il padre si suicida. E lascia un memoriale: con il quale fa, a sua volta, i conti con tutta la propria vita. E che cosa è la vita, per questo padre e questo figlio? È l’inseguimento del più potente, del più pericoloso, del più letale dei seduttori: il successo. «Ero famoso», scrive il figlio a un certo punto. «Sarebbe durato pochissimo e il risveglio sarebbe stato brutale». Ma se il figlio ha la forza di tentare, di riuscire, di cadere e poi di rialzarsi, il padre a un certo punto no, non ce la fa più. In questo libro, cara lettrice, caro lettore, trovi tutto: il racconto del figlio e il racconto del padre. Entrambi sono pieni di avventure, di intelligenza, di sentimenti fortissimi, di odio e di amore, di ambizione e delusione. E ci troverai il doppio ritratto di un’Italia gaudente e disperata. Tu, vedrai, non saprai decidere: non saprai deciderti. La doppia immagine di questo padre, di questa Italia, di queste vite, ti resterà appiccicata addosso. Forse per sempre. Giulio Mozzi
19,50

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