Siamo nella Quarta o nella Quinta Repubblica. La politica è andata oltre la destra e la sinistra. Le elezioni sono state abolite, gli esecutivi pure. La democrazia parlamentare è stata definitivamente sostituita dalla telecrazia. Il ministro unico (così si chiama adesso il Presidente del Consiglio) è eletto dal televoto. Questo è il futuribile presente narrato da Marco Bosonetto nel romanzo Nel grande show della democrazia.
Già dal suo titolo il libro pugnala con un’ironia singolare. Nella trama fitta di eventi rocamboleschi si leggono le preoccupazioni dell’attuale deriva istituzionale. Siamo in un’Italia in cui si vola con l’eliscooter e si telefona col videoguanto. Non ci sono idee e opinioni, non esiste nemmeno un’opinione pubblica, ma gli scandali e gli abusi di potere continuano a essere le manifestazioni spontanee di una politica che ormai si è identificata con un realty show.
Marco Dell’Elmo, personaggio qualunquista e cerchiobottista che è stato di sinistra ma anche di destra, è il primo premier eletto dagli italiani comodamente seduti nelle poltrone casalinghe con il televoto. Egli è stato “nominato” per ricoprire il ruolo indiscusso di ministro unico. Uno scandalo omosessuale lo costringe alle dimissioni e alla fuga. Vengono indette nuove telelezioni.
Al suo posto subentra Valter Mandilan di professione imitatore televisivo. Il nuovo ministro unico non sopporta di essere meno famoso del suo predecessore e così ne ordina la morte.
A questo punto la storia si tinge di giallo. Entrano sulla scena servizi segreti deviati e una serie di personaggi grotteschi che fanno da cornice alla nuova democrazia italiana, nella quale è possibile mandare a Palazzo Chigi chi prende più televoti.
L’ironia di Bosonetto non è mai sotto tono. Se ci pensiamo bene, il futuribile presente che l’autore mette sapientemente in scena è già in mezzo a noi. Soprattutto in quest’ultimo periodo la nostra democrazia sta vivendo la deriva di un grande show. Di questo spettacolo noi già non siamo più i protagonisti. Da diverso tempo votiamo con una legge elettorale che somiglia tanto al televoto descritto nel romanzo di Bosonetto.
Nel grande show della democrazia si ride con una tristezza infinita. Bosonetto purtroppo non ha scritto un romanzo di fantapolitica ma ha colpito nel segno dei tempi. Il populismo cialtrone e il pensiero unico stanno già da qualche tempo preparando il terreno. Anche nella Seconda Repubblica il grande spettacolo è già iniziato: la politica scadente di questi giorni di basso Impero è dominio dell’inciviltà dell’immagine. Siamo già finiti nell’era del regime videocratico.
“Non spegnere la democrazia, abbonati al campionato di telefoto, extra, backstage, interviste personalizzate al candidato. Primarie. La repubblica è il tuo spettacolo”.
Questo è il manifesto che incombe da una palazzina liberty e mostra un ragazzo e una ragazza molto belli, in poltrona, con un telecomando in mano e una fascia tricolore al petto. Questo accade nel romanzo. Ma se buttiamo un occhio alla decadenza che stiamo vivendo, presto costringeranno anche noi a esprimere con un televoto chi governerà il Paese del domani. Forse lo abbiamo già fatto, lo stiamo già facendo, solo che non ce ne siamo ancora accorti.
La democrazia si è trasformata in uno spettacolo degradante in cui – per dirla con Karl Kraus – il parlamentarismo è l’incasermamento della prostituzione politica. Alla fine ci affosserà il telecomando. Il problema è che ci toglieranno anche la libertà dello zapping.
Nicola Vacca
www.lankelot.eu/letteratura
1 commento
bruno fogliante scrive:
29 novembre 2010 a 18:31 (UTC 0)
Ho letto il libro e mi è piaciuto.Questa recensione è puntuale e la sottoscrivo.