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nov
17

… sul blog “Pasta, pizza i Mediolan”

“Sangue di cane” (“Krew psa”) dostalam od kolezanki z pracy. Powiedziala mi, ze kupujac te ksiazke pomysla sobie o mnie bo opawiada ona historie mlodego bezdomnego Polaka, ktory zakochuje sie w dziewczynie z Sycylii. Jak sie okazalo, nie jest to jednak zaden romans z cudownym happy endem. Nie, nic z tych rzeczy. Veronica Tomassini, autorka ksiazki, opisuje dosc dosadnie realia polskich emigrantow zamieszkujacych “podziemia” sycylijskich miast, gdzie alkoholizm i przemoc sa chlebem powszednim. Realia Polakow, ktorzy za pare groszy zdolni sa do wszyskiego. Slawek, bohater ksiazki, jest wlasnie jednym z nich. Zarabia na swoje marne zycie myjac szyby samochodow na skrzyzowaniach ulic Siracuzy i nazanczony pietnem alkoholizmu nie potrafi zmienic swojej egzystencji nawet w obliczu milosci do mlodej Wloszki i do syna narodzonego z tego dziwnego zwiazku. Historia bardzo smutna i przerazajaca.

Mysle, ze mniej wiecej tak wyglada naprawde zycie wielu Polakow, ktorym nie udalo sie znalesc stabilizacji w tym trudnym swiecie jakim jest emigracja.

Czytajac ksiazke oczywiscie nie spodziewalm sie, ze Slawek bedzie jakims supermanen, ale tez nie wyrzutkiem bez przyszlosci. Obawiam sie, ze Wlosi, ktorzy przeczytaja te ksiazke pomysla dwa razy zanim zdecyduja sie na podroz do Polski, bo jasno z niej wynika, ze jestesmy krajem, w ktorym rzadzi przede wszytskim przemoc, prostytucja i wodka.

Wyszperalam w necie wywiad z autorka, zeby dowiedziec sie co sklonilo ja do napisania o moich rodakach. Otoz wynika z niego, ze bardzo fascynuje ja, jak to ona go nazywa, “niewidzialny” swiat polskich emigrantow a tak poza tym to kocha nasza kulture i muzyke. Podziwia nas za nasz heroizm, sile walki i sposoby radzenia sobie z przeciwnosciami jakie stwarza nam zycie.

To po jaka cholere napisala o jakis beznadziejnych pijakch?

Sangue di cane” ho avuto dalla mia collega. Mi ha detto che acquistando il libro ha pensato a me in qunato racconta una storia di un giovane Polacco che si innamora di una ragazza siciliana. Non si tratta però di una storia d’amore a lieto fine. No, nessuna di queste cose. Veronica Tomassini, l’autrice del libro, descrive senza mezzi termini la realtà degli immigrati polacchi che abitano l’ “underground” delle città della Sicilia dove l’alcolismo e la violenza sono il pane quotidiano. La realtà dei Polacchi, che per pochi centesimi sono capaci di fare qualsiasi cosa. Slawek, il protagonista del libro, è solo uno di loro. Si guadagna da vivere lavando i vetri delle macchine agli incroci di Siracusa. E’ un alcolista che non è in grado di cambiare la propria vita, anche di fronte di un amore per una giovane ragazza italiana e di un figlio nato da questa strana relazione. La storia è molto triste e spaventosa.

Penso che la storia di Slawek assomiglia davvero alla vita di molti Polacchi e non solo, che non sono riusciti a trovare la stabilità in questo mondo difficile, che è l’emigrazione.

Ovviamente leggendo il libro non mi aspettavo che parlasse di un supereroe ma ne anche di un emarginato senza futuro. Ho paura che gli Italiani dopo aver letto questa storia ci penseranno ben due volte prima di intraprendre un viaggio in Polonia, perché il libro dimostra chiaramente che siamo un paese dove dominia soprattutto la violenza, la prostituzione e la vodka.

Ho trovato l’intervista con l’autrice del libro per scoprire cosa l’ha spinta a scrivere dei miei connazionali. E’ chiaro che è molto affascinata dall’, come lo chiama lei, “invisibile” mondo di immigrati polacchi, ma anche perchè ama molto la nostra cultura e la musica. Ci ammira per il nostro eroismo, forza e il modo con cui affrontiamo le avversità che la vita ci porta. Allora perchè scrivere di un ubriacone….?

Alf

2 comments

  1. veronica t. scrive:

    ti rispondo volentieri. Ho il dovere di farlo. Le tue ragioni sono legittime. Io amo la vostra Polonia, i miei amori più grandi sono polacchi. Sangue di cane, è il mio offertorio. E’ il mio dono di devozione e gratitudine per l’esempio storico, drammatico, orgoglioso che ne ho tratto, da una vicenda tutta personale. Quel romanzo è stato un dono sofferto, sai? Ho raccontato un universo a parte, non la Polonia bella e colta e densa di talenti forse che ti aspettavi, di grandi scrittori, artisti, musicisti. Ma io ho incontrato quel piccolo mondo (e anche quel piccolo mondo per me era intenso, colto, elevato), dove concorreva un’espiazione (un sacrificio) secolare. Ho guardato dentro questo sacrificio, non mettendo a parte la mia vita. Ho desiderato compatire il sacrificio secolare (le vostre proscrizioni, l’inutilità di anni di costrizione e regime, le persecuzioni);insieme a quel piccolo mondo, portatore di martirio nobile, ho imparato cosa fosse la pietà, ho incontrato esattamente in quel piccolo mondo a parte il Dio della Misericordia e del Perdono. L’Occidente, sazio e con la pancia piena, deve guardare insieme a me, a te, dentro questo sacrificio che si consuma ancora. Mia cara, umilmente, ho voluto raccontare un po’ di questa vita straordinaria che è stata anche la mia.
    con stima
    Veronica Tomassini Piotrkowicz

  2. Alf scrive:

    Ringrazio per la risposta. Adesso tutto mi è più chiaro.
    Purtroppo appartengo a quei Polacchi permalosi che se la prendono tanto con chi parla male della nostra terra, come pure anche con i Polacchi che all’estero si fanno riconoscere subito. Credo perché, nella mia quasi ventennale permanenza in Italia, ho sentito di tutti colori sulla Polonia. Certe volte cose assurde da gente che non ha mai messo piede in Polonia.
    Inoltre, secondo me, vivendo fuori dal proprio paese si tende a vedere alla fine solo le cose positive della propria terra e ci si dimentica le cose brutte e spiacevoli.
    E’ anche vero che spesso non ci si pensa a tutti quelli che non hanno saputo gestire la propria sopravvivenza da emigrati, diventando dei barboni, emargianti o quant’altro.
    Il tuo libro l’ho passato ai miei amici, sono curiosa di sentire i loro commenti.
    Vorrei leggere anche gli altri romanzi scritti da te.
    Un saluto da Milano

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