Era solo una promessa: amore e Tangentopoli nel primo romanzo di Fausto Vitaliano
Arriva in libreria a febbraio un interessante romanzo sugli anni di Tangentopoli. Ma anche sulla fragilità di una promessa e su un grande amore pieno di contraddizioni. Un’opera che rianalizza quel periodo e lo mostra come una sorta di “laboratorio” da cui è sbucata fuori l’Italia di oggi. Il titolo è “Era solo una promessa” e porta la firma di Fausto Vitaliano, uno dei migliori sceneggiatori di fumetto attivi nel nostro paese (Laurana editore).Siamo nella primavera del 1992 e in Italia si seguono con attenzione i primi segnali dello scandalo di Tangentopoli, nella speranza e nell’attesa di una rivoluzione imminente.
Ecco la trama di Era solo una promessa di Fausto Vitaliano (Laurana editore):
Il giovane fotografo Alessandro, invece, osserva tutto con distacco, cinismo e autoironia. Orfano dei genitori persi in un incidente ferroviario, e mantenuto a vita dall’assicurazione, Alex sembra voler vivere fuori dal tempo, nel tentativo di arginare le ombre del suo passato. Almeno fino a quando circostanze casuali non lo porteranno a confrontarsi con i Neyroz, una famiglia di industriali di provincia, tanto ricca quanto carica di segreti meschini e inconfessabili. Un mondo ambiguo e a tratti crudele, che Alessandro rifiuterebbe, se non fosse che dei tre eredi una è la bellissima Silvia. Un mondo fatto di contrasti, di scontri e anche di qualche fantasma. Il nuovo che avanza, e che per certi versi sembra peggio di quello che c’era prima.
“Era solo una promessa” è la storia di un amore commovente e contradditorio. Un amore grande, ma costruito sulla fragilità di una promessa più che sulla sua realizzazione. Infine perché Fausto Vitaliano mostra, nel suo romanzo d’esordio, un’abilità di costruzione rara per i narratori italiani. Allo stesso tempo però non sacrifica lo stile, dolente e ironico, composto e prensile.
Eccovi l’incipit:
All’improvviso mi resi conto che stavo per compiere trent’anni. Sai come diceva mio padre? “Quella è l’età esatta e straordinaria”. Molto più della lontana e inconsapevole infanzia, diceva, molto meglio dell’adolescenza, sopravvalutata e confusa. O dell’età di mezzo, illusoria e tronfia. Per non parlare della pletorica vecchiaia. E poi aggiungeva una vaga promessa. Vedrai, mi diceva, vedrai quante cose. E mi pareva una promessa bella e forte e seducente, proprio in virtù di ciò che celava e faceva risplendere dietro il non detto…
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