Potete diventare famosi anche senza talento
Intervista a Michele Monina, Biografo dei divi, da Laura Pausini a Bruce Springsteen, che ha scritto per Laurana Dieci modi per diventare un mito (e fare un sacco di soldi)
di Laura Zangarini
La tesi del suo libro è: anche in assenza di talento è possibile diventare un mito. Come?
Studiando, per lavoro, “le vite degli altri”, sono giunto alla seguente conclusione: spesso e volentieri, il successo non è legato a capacità artistiche o sportive. Conta di più l’“X Factor”, se vogliamo chiamarlo così: un motivo “altro” rispetto al talento, al saper fare qualcosa.
Ad esempio?
Morire giovani, meglio se a 27 anni, è il primo passo verso la celebrità, come insegnano i vari Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain e Amy Winehouse. Certo, in questo modo non si godrà dei vantaggi della fama.
Qualcosa di meno drastico del “Club 27”?
Funziona molto anche farsi riprendere o fotografare con un telefonino mentre si è ubriachi o strafatti, come insegnano due maestri del genere, Pete Doherty e Lindsay Lohan. In alternativa vanno bene anche autoscatti osé in stile Scarlett Johannson o Rihanna, purché un abilissimo hacker sia nei paraggi…
Insomma: far parlare di sé al di là del talento.
Esatto. Nel mio libro dedico un intero capitolo a Morgan, un artista che ha fatto del suo essere famoso un mestiere. Uno letteralmente esploso con l’intervista a un giornalista a caccia di scoop, dopo la quale tutti hanno parlato di lui come un tossico incapace di controllarsi, uno che usa la coca per combattere la depressione. Un’intervista ripresa da tutti i media prima ancora che il magazine che la pubblica arrivi in edicola.
Be’, non è una bella pubblicità…
Però La sera, la canzone che Morgan avrebbe dovuto portare di lì a poco a Sanremo, da cui sarà escluso, la sentiranno su youtube molte più persone di quante abbiano fino a quel momento ascoltato un disco di Morgan. Il quale tornerà ben presto a fare il giudice a X Factor e a “limonare” con una delle concorrenti, Jessica.
Altre strategie per arrivare al successo?
Anche manifestare una certa ambiguità sessuale funziona. Soprattutto in Italia. Difficile ad esempio che ti pubblichino un’autobiografia in cui fai coming out se prima non hai venduto milioni di dischi, come è successo a Tiziano Ferro. Funziona anche all’estero.
Per esempio?
Katy Perry ha conquistato per la prima volta la vetta delle classifiche con I Kissed A Girl; negli anni ’80 Madonna ha raccolto tutto quello che serve dire in proposito in un libro, “Sex”. E che dire di Lady Gaga? Sull’ambiguità ha costruito buona parte del suo successo.
Anche l’abito fa la rockstar?
Assolutamente sì!
Chi imitare?
Per restare in casa nostra, Morgan è stato molto bravo a scegliersi un “look” da rockstar (a cominciare dal nome: Morgan funziona molto più che Marco Castoldi). Un po’ meno Giuliano Sangiorgi: qualcuno dovrebbe spiegargli che andare in giro con i guanti da autista, senza dita, va bene solo se fai musica anni Ottanta. E lo dico avendo o grandissima stima di lui come musicista.
E tra le donne?
Mi piace l’immagine molto raffinata che si è costruita Malika Ayane, o il look alla Amy Winehouse di Nina Zilli, adottato però, e questo lo sanno in pochi, una decina d’anni prima che la Winehouse diventasse famosa. Molto brave sono state anche Loredana Bertè e Anna Oxa: la sua capacità di cambiare look nel corso degli anni ricorda molto Madonna, maestra indiscussa nel campo.
Nel suo decalogo c’è l’invito a scegliersi un nome d’arte memorabile. Ma scrive che “Bono Vox” è a dir poco imbarazzante…
Per me è ancora un mistero come la rockstar della band più famosa del pianeta abbia potuto scegliersi un nome così brutto: non a caso il “finto cognome” è caduto da anni nel dimenticatoio. Su Bono però c’è un aneddoto molto significativo…
Racconti.
Anni fa Bono duettò con Frank Sinatra, idolo assoluto (con il Papa) di suo padre, un muratore irlandese. Cantano I’ve Got You Under My Skin. Poi viene invitato a casa di Sinatra che, da buon “ganassa”, gli domanda cosa beve. “Cointreau”, è la risposta di Bono. Sinatra, che considera il Cointreau un alcolico da donnicciole, rimane di sasso. Insomma, Bono parte male. Ma non è tutto: non regge l’alcol e, ciucco tradito, si sveglia sul divano di pelle di Sinatra accorgendosi che, durante il sonno, se l’è fatta addosso.
Beh, piuttosto imbarazzante direi…
Certo, una situazione che una persona normale si guarderebbe bene dal raccontare. Bono ne ha fatto invece un’operazione di marketing: dimostra come comportarsi in modo poco “edificante” aiuti a costruire l’immagine della rockstar.
Scrivere di famosi è un modo per sublimare il desiderio di esserlo?
No, è semplicemente un modo per guadagnarsi da vivere.
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