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… su “fattitaliani”

Intervista di “fattitaliani” a Daniela Gambino

Nichi Vendola, Tiziano Ferro, Nino Gennaro, Aldo Busi, Leo Gullotta, Rosario Crocetta, Anna Paola Concia, Titti De Simone, Franco Grillini e Gianni Vattimo: sono secondo Daniela Gambino i10 gay che salvano l’Italia oggi di cui parla nell’omonimo libro pubblicato da Laurana editore (pagg. 128, € 11,90): raccontati “alla sua maniera, mischiando cenni biografici e considerazioni personali. Quella che ne viene fuori è una geografia culturale frammentata ma vivace: dieci importanti esempi, dieci esperienze singolari di sofferenza e di autoaffermazione, di lotta e di coraggio, di sfrontatezza e di sincerità”, come scrive Matteo B. Bianchi nell’introduzione. A Fattitaliani l’autrice spiega natura e finalità della pubblicazione: leggi l’intervista.

Che cosa accomuna i suoi libri dagli argomenti diversi?
Parto sempre da domande personali, cioè io, a livello empatico, prima di documentarmi, cosa so di queste persone, di questi argomenti, quanto e come c’entrano nella mia vita? Sono la persona giusta per parlarne? Ci sono sempre dei punti di contatto, è uno svelamento, un’assunzione di responsabilità: il mondo ci riguarda, ne facciamo parte, solo che ognuno lo elabora a suo modo.

L’Italia di oggi da che cosa in particolare merita d’essere salvata?
Il futuro è qualcosa che non esiste ma con il quale bisogna fare i conti. In Italia questo non avviene. Le politiche non sono inclusive. Non c’è più un bilancio fra diritti e doveri, bisogna spiegare le correlazioni fra welfare e tasse, la gente si sente vessata, ma non solo dalle leggi, dal senso di impotenza, ci si sente tagliati fuori. I rappresentati della cultura diventano noti per situazioni congiunturali (passaggi tivù, polemiche, o altro). Manca una vera cultura, quel piacere legato al sapere, non parlo di tasso di scolarizzazione, ma di cultura che scopri e vivi grazie alla curiosità, agli stimoli, in cui ti immergi. Quando sento parlare alcuni professionisti omofobici mi chiedo se siano davvero persone di cultura, se il sapere per loro non sia relegato a nozioni scientifiche. Ma non si guardano intorno? Ascoltiamo musica gay, molte opere sono firmate da artisti gay, molti stilisti lo sono, persino il Vaticano espone opere di artisti gay. Penso che l’Italia e gli italiani meritino delle spiegazioni.

Qual è secondo lei la più grande contraddizione e ipocrisia nel nostro Paese verso il mondo gay?
Il continuo dire “ma possono fare quello che vogliono” che in sintesi significa, “basta che non lo dicano in pubblico”, alla prima esternazione l’eterocentrismo si inalbera, alla prima richiesta di diritti civili, come se l’equiparazione svilisse la presunta superiorità del rapporto etero. Vorrei vedere noi etero costretti a non raccontare in giro delle nostre storie d’amore, tutta la mia produzione letteraria è fondata sull’amore, sulle storie d’amore si fondano scelte di vita. Susan Sontang in notes of Camp teorizza: “Gli omosessuali hanno ritrovato la loro integrazione nella società nella promozione del loro senso estetico. Il camp può cancellare la moralità. Neutralizza l’indignazione morale, promuove ciò che è scherzoso”. Questo scritto 40 anni fa. Godiamo del loro senso estetico, della loro arte, semplicemente del loro esistere.

Al contrario, c’è qualche atteggiamento dei gay che incoraggia l’omofobia?
Non credo, basta poco per essere fuori binario, ognuno di noi lo sa pur senza essere omosessuale. Basta essere una madre single, un padre separato, uno studente fuori corso. L’atteggiamento di libertà, in genere, è irritante, ma in questo accomuno il sessismo, la xenofobia, tutte le questioni in cui ci si prenda la briga di essere pubblicamente felici invece che di soffrire in silenzio di un’inferiorità imposta dai parametri vigenti. La gente lo prende quasi come un dispetto.

Ha incontrato personalmente i dieci gay del libro? come li ha scelti?
Ho incontrato, ma solo dopo La Pola Concia, e conosco Titti De Simone, conoscevo Nino Gennaro, il poeta corleonese. Ma gli altri fanno parte della mia vita da tanto, Leo Gullotta, lo vedo in tivvù da sempre, per dire, come Grillini, lo scrittore Aldo Busi, li ho scelti per questo, perché con loro ho condiviso una parte del mio immaginario, come molti italiani, d’altronde.

Tiziano Ferro, uno dei personaggi del libro, ha recentemente affermato “A me non basta che la gente tolleri chi sono, mi piace l’idea che lo amino”. Un commento…
Io, mia madre, molte mie amiche, amiamo Tiziano! Lo scrittore Gabriele Dadati, che ha curato il libro, dice che io mi sono innamorata dei miei dieci gay. Ma che tolleranza verso l’omosessualità, la tolleranza è una pazienza estrema che bisogna riservare alle magagne della vita, suvvia! Giovanni Zambito.

http://www.fattitaliani.it/index.php?mact=News,cntnt01,detail,0&cntnt01articleid=5780&cntnt01returnid=102

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