“La notte dei petali bianchi”, il romanzo d’esordio di Gianfranco Di Fiore
di Piera Maculotti
Una Commedia drammaticamente umana, con qualche traccia divina…
L’inferno di Dante è qui, accanto a noi. Nel buio di una crisi che svuota fabbriche e capannoni, che riempie di vuoto luccicante i centri commerciali. Anche nel bresciano.
Per esempio nella plaga tra Chiari, Rovato, Erbusco e il Garda dove si trascina la desolazione di Dante, il protagonista de La notte dei petali bianchi (Laurana ed. pp.248 €16.50), il romanzo d’esordio di Gianfranco Di Fiore (Agropoli, Salerno, 1978), musicista indie rock, regista e sceneggiatore (per quattro anni ha collaborato con il Giffoni Film Festival).
E’ una musica veloce, aspra e dura quella che racconta la quotidiana selva oscura di Dante, ultraquarantenne solitario che se ne va nel buio e nel gelo della notte, con la pistola in pugno o in tasca. In testa solo cattivi ricordi e tetri pensieri. Fa la guardia giurata, fin quando non perderà anche questa notturna occupazione; così il niente intorno che dà il titolo alla prima parte del libro sarà totale.
Solitudine. Odio. Violenza. Dentro e fuori le mura domestiche. Abusi, soprattutto sessuali. E trasversali: non sono appannaggio esclusivo del protagonista, pura razza italiana, ma appartengono anche al mondo dei nuovi arrivati: albanesi, rumeni, marocchini.
E marocchina è lei, la bellissima Samira, 15 anni, di cui lui, anni 46, s’innamora.
Con lei – dopo un’esistenza d’inferno – Dante sogna di aprirsi a una Vita Nuova…
Ma la realtà è la puzza e il gelo di un camper vicino al cimitero, e la paura che si rinnova ad ogni incontro.
Una musulmana non può sposare un cattolico. La norma è chiara e la donna schiava.
Sono vite sottovuoto, prosciugate dai divieti e dalla sottomissione quelle delle immigrate. Ma tra i petali bianchi di Gianfranco Di Fiore è notte anche per le donne italiane. Violenza, vuoto, sesso a perdere tra alcol e dipendenze varie.
Differenti solitudini di vite ugualmente bloccate.
E tanta rabbia intorno: troppi i poveri e cattivi e molti gli arabi inferociti in lotta con il mondo… Lotte dure e pure, magari ispirate alle sacre parole del Corano.
Sarà quella la Via?
Tra tanta sofferenza pronta a esplodere c’è chi sogna – e tenta – salvifiche scorciatoie per il Paradiso.
Intanto, quaggiù, la campagna bresciana è una desolazione dove tutto sembra sparire. Tutto, scrive l’autore. Tranne la vita…
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