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lug
05

…su “Libertà”

«Quella con la religione è una storia d’amore difficile fra un creatore e tutte le sue creature»

Mozzi su “10 buoni motivi per essere cattolici” scritto con Binaghi per Laurana

di Betty Paraboschi

Esistono dei buoni motivi oggi per essere cattolici? Molte persone risponderanno probabilmente di no a questo quesito. «La religione, come la filosofia, sono oggi “roba da sfigati”: molti si vergognano di essere cristiani» dichiara convinto Tullio Avoledo.

Eppure almeno due persone, che sono fra l’altro due eccellenti scrittori e di nome fanno Giulio Mozzi e Valter Binaghi, hanno avuto il coraggio di compilare un libro il cui titolo recita proprio 10 buoni motivi per essere cattolici: il volume, che si avvale di una prefazione di Avoledo ed è edito da Laurana (la casa editrice milanese che nel giro di un annetto ha sfornato dei titoli eccellenti e che vanta nelle sue file anche lo scrittore piacentino Gabriele Dadati), esce proprio oggi in una collana che rappresenta un po’ una novità e che si intitola “Dieci!”.

In questo caso il numero è quello che offre ai due autori l’occasione per spiegare i “buoni motivi” per essere cattolici oggi: in effetti però più che motivazioni, il libro presenta dieci episodi raccontati da Giulio Mozzi e analizzati da Valter Binaghi.

Il punto di partenza è uno: negli ultimi anni si è assistito a un dilagare della pubblicistica dedicata alla religione cattolica, sia con l’obiettivo di condannare le malefatte della chiesa, sia con quello di difenderne la dottrina e le pratiche.

Di religione si parla commentando la dichiarazione pubblica del Papa o di qualche rappresentante delle alte gerarchie nella migliore delle ipotesi; in quella peggiore invece si rivangano interminabili discussioni intorno alla morale sessuale e al comportamento bizzarro di qualche prete.

Ma cos’è in realtà la religione cristiana cattolica? La risposta di Giulio Mozzi e Valter Binaghi è semplice: «Una narrazione, una storia d’amore difficile e contrastata – come tutte le storie d’amore – fra un creatore e le sue creature».

E ovviamente, come in tutte le storie che si rispettino, non mancano i colpi di scena, i grandi litigi, i cambiamenti: quelli del creatore innanzitutto che, non appena ha finito di creare l’uomo, è un “innamorato agli inizi” che punisce le “marachelle” del suo oggetto d’amore, secondo una felice definizione di Mozzi.

Le cose cambiano con l’ingresso di Cristo perché, come ribadisce Binaghi, «è solo in Gesù Cristo che Dio mi chiama figlio»: solo in lui e in Davide prima di lui, abbiamo delle creature davvero innamorate del creatore.

Riassumere i dieci motivi qui non conta: conta invece capire come e perché questa grande e travagliata storia d’amore abbia a che fare con noi oggi.

Giulio Mozzi e Valter Binaghi ce lo mostrano con una tecnica affabulatoria e una prosa letteraria che nulla toglie alla semplicità: a noi non resta che leggere.

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