Giu 25

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OSSESSIONE DEL PESO? NO, ANGOSCIATE DALLA DIETA

di Laura Zangarini

XS, S, M, L. Di che taglia è la bellezza? Ha senso angosciarsi per la “prova costume” o spendere centinaia di euro per sottoporsi al periodico supplizio punitivo fatto di pillole, beveroni, bustine, compresse, tisane e integratori? Davvero è impossibile sottrarsi alla dittatura del “più magra più felice”?

Un gruppo di ricerca guidato da Susie Orbach, psicoterapeuta inglese che da oltre trent’anni si occupa di disordini alimentari, ha dimostrato che oltre il 95% delle persone dimagrite grazie a una dieta nell’arco di cinque anni ha ripreso tutti i chili persi (con gli interessi).

Perché allora ci ostiniamo a inseguire un ideale estetico che ci impone come unico modello l’essere magre, esibire un corpo tonico e asciutto, avere zero cellulite?

Se lo è chiesto Martina Liverani, giornalista e portavoce convinta dell’orgoglio curvy autrice per Laurana Editore del libro “Dieci ottimi motivi per non cominciare una dieta”, con la prefazione di Cristina Sivieri Tagliabue.

La magrezza, sostiene Liverani, è diventata uno status sociale,uno stereotipo legato al corpo delle donne. E le diete altro non sono che unatrovata di marketing per vendere prodotti dimagranti e alimenti light. Non a caso sono proprio i grandi colossi alimentari a detenere i marchi di prodotti dietetici. Come Heinz, che controlla Weight Watchers, o Unilever, che controlla Slimfast.

Dunque è ancora valido quello che già vent’anni fa sosteneva la scrittrice-attivista Usa Naomi Wolf,

“le diete sono il più potente sedativo politico della storia delle donne” (da “Il mito della bellezza”)?

Sembrerebbe di sì. A dispetto del fatto che le diete:

a) non funzionano (se così non fosse come potrebbe prosperare l’industria dell’“infelicità femminile” fatta di ideali di magrezza creati con Photoshop, promesse di felicità e successo, sensi di colpa, frustrazioni e odio per il proprio corpo?),

b) alleggeriscono il portafoglio (tranne quello di chi le inventa),

c) sono noiose. Cosa c’è di più monotono infatti che aderire a un prototipo sempre uguale di femminilità ideale?

Liverani porta l’esempio di Barbie. La bambola della Mattel si è imposta come icona culturale trasformandosi da giocattolo in ossessione estetica, nonostante diversi tentativi di comparazione anatomica con un essere umano dimostrino che se Barbie fosse una donna in carne e ossa sarebbe un mostro: collo troppo piccolo per reggere il peso della testa, estremità minuscole sulle quali sarebbe impossibile stare in piedi, vita troppo stretta per contenere gli organi vitali. Davvero vogliamo tutte assomigliare a una caricatura di donna?

La Atkins (sì, proprio quella della dieta) ha condotto una ricerca intervistando 1.290 donne nel Regno Unito per capire il loro atteggiamento verso la dieta, e come questo influenzi le loro relazioni. Ebbene: una donna su dieci si sentirebbe più colpevole nello “sgarrare” la dieta che nel tradire il proprio partner; una su quattro ha ammesso che la dieta fosse più importante della propria relazione; più di un terzo delle intervistate (37,5%) ha detto di pensare più al cibo che al partner; più della metà (il 54%) ha confessato di pensare più spesso al cibo che al sesso. Tutto questo nell’epoca del food show, dove a qualsiasi ora del giorno e della notte è possibile sintonizzarsi su uno dei tantissimi programmi tv che hanno come protagonista uno chef ai fornelli!

Esiste una soluzione? Dipende da noi. Invece di cercare di assomigliare a qualcun altro, potremmo cominciare a darci da fare per una versione migliore di noi stesse (ricorrendo magari anche a qualche“trucchetto” per mascherare i chili di troppo: scarpe coi tacchi che slanciano la figura, smalti audaci su unghie di mani e piedi per distogliere l’attenzione da cosce un po’ “forti”, collane e pendenti per attirare lo sguardo sul décolleté), recuperando la lucidità che regolarmente sembriamo perdere quando parliamo di peso, bellezza e aspetto esteriore.

Come suggerisce Liverani, occorre cominciare ad ascoltare di più e meglio il nostro corpo: quello che sembra un concetto facile, “mangia quando hai fame, smetti quando sei sazio” non lo è affatto, soprattutto per chi ha impostato la propria vita alimentare su anni di diete in cui la quantità di cibo da assumere non era regolata dal metabolismo, ma da tabelle alimentari, calcoli di calorie e simili.

Mangiare sulla base dei segnali della fame naturale del corpo, insiste Liverani, è il modo migliore per raggiungere un peso sano.

Siete d’accordo anche voi?

http://27esimaora.corriere.it/articolo/ossessione-del-pesono-angosciate-dalla-dieta/